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02.07.2026
Obbligazioni: gli errori più comuni da evitare | Bondfish
Obbligazioni: gli errori più comuni da evitare | Bondfish
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Nelle obbligazioni gli errori più comuni da evitare sono sette: inseguire il rendimento più alto, ignorare la duration, concentrare tutto su un solo emittente, dare per scontato di arrivare alla scadenza, trascurare l’inflazione, sottovalutare liquidità e costi, e dimenticare la fiscalità. Riconoscerli prima di comprare vale spesso più di qualsiasi previsione sui tassi.

Gli italiani amano le obbligazioni, ma le conoscono poco: secondo un sondaggio Moneyfarm, 4 risparmiatori su 5 non sanno spiegare come funziona un’obbligazione, e il 77% non conosce la relazione tra prezzi dei titoli e tassi della BCE. È in questo divario tra fiducia e comprensione che nascono gli errori più costosi. Vediamoli in ordine.

Errore 1 da evitare: inseguire il rendimento più alto delle obbligazioni

Un rendimento molto sopra la media non è un regalo: è il prezzo di un rischio maggiore. Il mercato remunera di più chi presta denaro a emittenti meno solidi, con scadenze più lunghe o in valute più volatili. Se un titolo rende il doppio di un governativo di pari scadenza, la domanda giusta non è «quanto guadagno?» ma «che cosa può andare storto?».

Prima di comprare, controllate sempre il rating dell’emittente (il giudizio di solidità assegnato da agenzie come Moody’s, S&P e Fitch) e confrontate il rendimento con titoli comparabili. Uno strumento come lo screener obbligazionario di Bondfish permette di filtrare i titoli per rating, rendimento, scadenza e valuta, e di vedere subito se un’offerta «troppo bella» è fuori scala rispetto al mercato.

Errore 2: ignorare la duration e il rischio di tasso

La duration è il tachimetro del rischio di tasso: misura, in anni, quanto il prezzo di un’obbligazione reagisce ai movimenti dei tassi di interesse. La regola pratica citata da PIMCO è semplice: per ogni punto percentuale di rialzo dei tassi, il prezzo scende all’incirca di una percentuale pari alla duration. Un titolo con duration 10 perde quindi circa il 10% se i tassi salgono di un punto percentuale; uno con duration 2 perde circa il 2%.

Chi nel 2021 ha comprato titoli lunghissimi con cedole minime lo ha imparato a proprie spese nel 2022, quando il rialzo dei tassi ha affossato i prezzi dei titoli a lunga scadenza. La duration non è un dettaglio tecnico: è il primo numero da guardare dopo il rendimento.

Errore 3: concentrare tutto su un solo emittente (anche se è lo Stato)

Molti portafogli italiani sono composti quasi solo da BTP. È una scelta comprensibile — familiarità, tassazione agevolata — ma resta una concentrazione su un unico emittente, con un doppio legame: lavoro, casa e pensione dipendono già dall’economia italiana, e il portafoglio pure. Morningstar ha più volte segnalato questo rischio di concentrazione nei portafogli dei risparmiatori italiani.

Diversificare non significa rinunciare ai BTP, ma affiancarli ad altri emittenti, Paesi, settori e valute. Ripartire il rischio riduce l’impatto di un singolo evento negativo, che sia un declassamento, un allargamento dello spread o un default.

Un rendimento fuori mercato è raramente un affare: è quasi sempre un rischio con un altro nome.

Errore 4: dare per scontato di tenere il titolo fino alla scadenza

«Tanto lo tengo fino alla scadenza» è il piano di molti, finché la vita non presenta un imprevisto: una spesa improvvisa, un’occasione, un’emergenza. Se dovete vendere prima, incassate il prezzo di mercato del momento, non il valore di rimborso — e il prezzo può stare sensibilmente sotto quanto avete pagato, soprattutto sui titoli lunghi.

La contromisura è dimensionare la scadenza sull’orizzonte reale: investire in un titolo a 15 anni denaro che potrebbe servire tra 3 è un errore di pianificazione, non di mercato. Una scala di scadenze (laddering) aiuta a mantenere flessibilità.

Errore 5: guardare il rendimento nominale e dimenticare l’inflazione

Quello che conta è il rendimento reale, cioè al netto dell’inflazione. Una cedola del 3% con inflazione al 2% lascia circa l’1% di potere d’acquisto in più all’anno; con inflazione al 4%, il rendimento reale è negativo anche se il conto titoli mostra un guadagno. Per riferimento, a inizio luglio 2026 il BTP decennale rende intorno al 3,8% lordo.

Per gli orizzonti lunghi valutate anche i titoli indicizzati all’inflazione (in Italia BTP Italia e BTP€i), che agganciano capitale o cedole all’andamento dei prezzi.

Errore 6: sottovalutare liquidità e costi di negoziazione

Non tutte le obbligazioni si comprano e vendono con la stessa facilità. Su emissioni piccole o poco scambiate lo spread denaro-lettera — la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita — può mangiarsi una fetta significativa del rendimento, e in condizioni di mercato tese può essere difficile trovare una controparte. A questo si aggiungono le commissioni di negoziazione della banca o del broker, che variano molto da intermediario a intermediario.

Prima dell’acquisto verificate dove è quotato il titolo (per esempio sul MOT di Borsa Italiana), i volumi scambiati e i costi effettivi applicati dal vostro intermediario.

Errore 7: dimenticare la fiscalità

In Italia la tassazione cambia molto a seconda del titolo: cedole e plusvalenze dei titoli di Stato italiani e dei governativi esteri in white list scontano il 12,5%, mentre le obbligazioni societarie sono tassate al 26%. Si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del deposito titoli. A parità di rendimento lordo, il rendimento netto può quindi divergere in modo sostanziale.

Il confronto corretto tra due obbligazioni si fa sempre sul rendimento netto, non sulla cedola di facciata. Se cercate un punto di partenza già selezionato, le Top Picks di Bondfish raccolgono titoli scelti per profilo di rischio e rendimento.

In sintesi

Gli errori più comuni nelle obbligazioni non riguardano la scelta del titolo «giusto», ma la sottovalutazione di rischi noti: tasso, credito, concentrazione, orizzonte, inflazione, liquidità e fisco. Chi controlla questi sette punti prima di comprare parte con un vantaggio concreto sulla maggioranza dei risparmiatori.

Domande frequenti

Le obbligazioni sono un investimento sicuro?

Più stabili delle azioni, ma non prive di rischio: il prezzo oscilla con i tassi di interesse, l’emittente può fallire e l’inflazione può erodere il rendimento reale. «Sicuro» vale solo se si conoscono e si gestiscono questi rischi.

Cosa succede alle obbligazioni quando i tassi salgono?

Il prezzo delle obbligazioni già emesse scende, perché i nuovi titoli offrono cedole più alte. L’entità del calo dipende dalla duration: come regola pratica, per ogni punto percentuale di rialzo dei tassi il prezzo scende di circa una percentuale pari alla duration in anni.

Conviene vendere un’obbligazione prima della scadenza?

Dipende dal prezzo di mercato al momento della vendita: se è sceso sotto il prezzo di acquisto si realizza una perdita. Chi può tenere il titolo fino alla scadenza recupera il valore di rimborso (salvo default dell’emittente), quindi l’orizzonte temporale va deciso prima di comprare.

Come sono tassate le obbligazioni in Italia?

Cedole e plusvalenze dei titoli di Stato italiani e dei governativi in white list sono tassate al 12,5%; le obbligazioni societarie al 26%. Si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul valore del deposito titoli.

Fonti e approfondimenti

Educazione finanziaria di base

Duration e rischio di tasso

Mercato italiano e rischi

Fiscalità

Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza finanziaria né un invito all’investimento. Investire in obbligazioni comporta rischi, inclusa la possibile perdita del capitale. Valutate la vostra situazione personale o rivolgetevi a un consulente finanziario abilitato prima di investire.

Questo articolo non costituisce consulenza di investimento né raccomandazione personale. Gli investimenti in titoli e altri strumenti finanziari comportano sempre il rischio di perdita del capitale. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. Bondfish non raccomanda di utilizzare i dati e le informazioni forniti come unica base per prendere decisioni di investimento. Non dovresti prendere decisioni di investimento senza aver prima condotto la tua ricerca e considerato la tua situazione finanziaria.