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12.10.2026
Crisi del debito sovrano: come orientarsi tra spread, rendimenti e BTP
Crisi del debito sovrano: come orientarsi tra spread, rendimenti e BTP
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Il mercato del debito si muove in acque molto tumultuose. La corsa, per ora inarrestabile, al rialzo dei rendimenti ha messo sotto pressione gli investitori, sia istituzionali sia retail, perché un titolo, anche sicuro come il BTP, rischia di valere meno già il giorno dopo l’acquisto.
 
L’ampliamento dello spread è indice di tre problemi che affliggono l’area euro. Questi sono, in ordine di importanza: la politica, il debito e l’energia.
 
La politica è purtroppo l’elemento più importante. L’UE è sempre stata un’“unione a metà”, in cui le priorità nazionali si sono spesso sovrapposte al bene comune, come dimostra, per esempio, il blocco degli Eurobond. Si teme sempre che un’eventuale vittoria dei sovranisti possa minare l’esistenza stessa dell’Unione, con conseguenze, a dir poco, catastrofiche. Le recenti elezioni in Germania e le prossime elezioni presidenziali in Francia alimentano questa incertezza; la Francia, sul fronte dello spread, paga già il prezzo dell’incognita legata a chi governerà.
 
Il debito, pur con riferimento ai singoli Stati, è sempre più importante, sia per lo stock esistente, i cui interessi vanno remunerati, sia per i deficit annuali, anch’essi in crescita. L’Italia è un Paese virtuoso: è l’unico del G7 ad avere un avanzo primario, che poi si trasforma in deficit tenendo conto della spesa per interessi.
 
Quanto all’energia, l’Europa è sempre stata una netta importatrice e subisce, suo malgrado, le conseguenze della guerra in Medio Oriente, che si riflettono poi nell’aumento dell’inflazione, contro cui la BCE ha cercato di porre rimedio alzando i tassi.
 
Nel bel mezzo della bufera, e non sapendo se e quando la crisi rallenterà (perché la velocità è importante quanto l’entità del movimento), ecco una strategia per riuscire a orientarsi.
 
La preferenza va sempre ai tassi fissi, che offrono la certezza delle cedole, avendo sempre l’accortezza di comprare sotto la pari (meglio) o molto vicino alla pari. Le percentuali suggerite variano a seconda del profilo di rischio dell’investitore: questa proposta è pensata per un investitore con rischio medio.
 
Partiamo dalle scadenze: è opportuno orientarsi su una media ponderata delle scadenze inferiore ai 5 anni. È importante preparare un portafoglio robusto, che permetta all’investitore di beneficiare dei maggiori rendimenti senza esporlo eccessivamente alla violenza dei movimenti dei tassi di interesse.
 
Il primo componente del portafoglio è il BTP 15 OTT 2027 2,7%, ISIN IT0005622128, con prezzo sotto la pari: un modo per investire la liquidità avendo un tasso di interesse decente e una piccola possibilità di guadagno in conto capitale. Peso: 25% del portafoglio.
 
Non amo i titoli indicizzati, perché trattano tutti sopra la pari; preferisco stabilizzare il portafoglio con un altro titolo a reddito fisso, con una scadenza un po’ più lunga del primo, ma sempre inferiore ai 5 anni. Questo titolo può essere rappresentato dal BTP 15 DIC 2029 3,85%, ISIN IT0005519787, che quota anch’esso leggermente sotto la pari. Anche qui vedrei un peso del 25% del portafoglio.
 
Spostandoci su una parte più lunga della curva, la scadenza ideale è intorno ai 5 anni, per coniugare un buon bilanciamento tra rendimento e volatilità. Questo può essere rappresentato dal BTP 15 FEB 2031 3,5%, ISIN IT0005580094, che permette un guadagno in conto capitale grazie a un prezzo sotto 98, unito a una cedola generosa, tale da offrire un ritorno netto superiore al 3,5% della cedola. Questo titolo potrebbe pesare il 30% del portafoglio.
 
Per arrivare vicini al leggendario tasso netto del 4%, è necessario spostarsi su una scadenza di 7 anni. Ecco quindi il BTP 15 MAR 2033 3,15%, ISIN IT0005689994, con il prezzo più basso tra tutti i titoli visti fin qui: circa 93,50. Questo permette di superare abbondantemente il 4% lordo e di avvicinarsi molto al 4% netto. Personalmente ritengo che un interesse nominale del 4% da parte di un debitore solido, con rating almeno investment grade, sia un ottimo investimento di lungo termine. Considerando però la situazione attuale, questo tipo di investimento è più speculativo, e quindi gli assegno un peso del 10%.
 
Infine, l’ultima frontiera, per lo scopo di questo articolo, sono i titoli a 10 anni, per andare oltre il 4% netto. Vediamo il BTP 1 LUG 2036 3,8%, ISIN IT0005706285, con un prezzo un po’ più basso rispetto al titolo a 7 anni, ma compensato da una cedola più ricca. Qui il rendimento netto supera il 4%. Anche in questo caso, non andrei oltre il 10% in portafoglio.
 

Alcuni principi generali

 
  • Le scadenze più brevi generano redditi minori, ma hanno una volatilità inferiore, che aumenta significativamente con l’allungarsi della duration del titolo.
  • Mai comprare titoli sopra la pari.
  • I titoli con cedola più ricca ammortizzano molto meglio i movimenti dei tassi rispetto ai titoli con cedola più bassa, che invece sono da preferire qualora si volesse fare pura speculazione sui movimenti futuri di tassi e inflazione.
  • Alla fine, la “medicina” della BCE, cioè tassi più alti, porterà i suoi frutti, stabilizzando il mercato; la trasmissione di tassi più alti all’economia reale, però, richiede tempo: da 6 mesi a 1 anno. Quasi tutte le banche centrali hanno fatto, o stanno programmando, rialzi dei tassi, in modo da portare il mercato del debito fuori dalla bufera e verso acque più tranquille.
 
Per chi ha BTP in portafoglio: sulle scadenze vicine, fino a 2 anni, io terrei i titoli fino al rimborso, con la possibilità di reinvestire, sulle stesse scadenze, a condizioni migliori.
 
Le scadenze più lunghe vanno valutate caso per caso: si può considerare di vendere i BTP dell’era Covid, con tassi prossimi allo zero, per compensare altri guadagni in conto capitale maturati sui mercati obbligazionari o azionari.
 
Per chi ha bond oltre i 10 anni con bassa cedola, vale la pena, a mio avviso, accettare la perdita in conto capitale per riposizionarsi su scadenze massime di 10 anni, scegliendo titoli con cedole alte e che trattino, ovviamente, sotto la pari.
Autore
Giorgio Vintani
Consulente finanziario e gestore di portafoglio con 30 anni di esperienza presso importanti società di gestione degli investimenti. Inserito da Citywire tra i 100 migliori fund manager d’Europa, ha gestito portafogli azionari statunitensi long-only, long/short, a rendimento assoluto e relativo, oltre a strategie globali e multi-asset per clienti istituzionali e privati. È specializzato nei settori dei beni di consumo globali, finanziario e dei mercati emergenti.
Giorgio Vintani
Questo articolo non costituisce consulenza di investimento né raccomandazione personale. Gli investimenti in titoli e altri strumenti finanziari comportano sempre il rischio di perdita del capitale. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. Bondfish non raccomanda di utilizzare i dati e le informazioni forniti come unica base per prendere decisioni di investimento. Non dovresti prendere decisioni di investimento senza aver prima condotto la tua ricerca e considerato la tua situazione finanziaria.

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Autore
Giorgio Vintani
Consulente finanziario e gestore di portafoglio con 30 anni di esperienza presso importanti società di gestione degli investimenti. Inserito da Citywire tra i 100 migliori fund manager d’Europa, ha gestito portafogli azionari statunitensi long-only, long/short, a rendimento assoluto e relativo, oltre a strategie globali e multi-asset per clienti istituzionali e privati. È specializzato nei settori dei beni di consumo globali, finanziario e dei mercati emergenti.
Giorgio Vintani